APPUNTI

#001
*Una nota sulla letteratura per bambini*

Doveva essere un commento in un gruppo letterario su Facebook, poi un post da editor, alla fine si è trasformato in un tentativo di comprendere Linkedin InPulse, ma mentre annego nella formattazione faccio prima a riportare il link di una riflessione su uno dei cento aspetti dell’editing, e della letteratura per bambini, e della percezione del mondo, e del tempo che passa, e di bla bla bla. Episodico e non esaustivo raptus di condivisione, spero non di retorica – se proprio devo sentirmi figa, al massimo di maieutica, ma preferirei evitare.

Dunque, qualche tempo stavo preparando un esercizio di composizione insieme a un collega, che era anche e soprattutto una persona cara – perciò non ho avuto troppe remore a presumere di poter correggere il suo elaborato.
Riporto qui uno stralcio della sua composizione originale, e subito dopo l’editing da parte mia. Lui non se la prenderebbe… credo.

ORIGINALE
Tra le colline della Toscana ce ne è una più variopinta delle altre. Ogni campo è colorato secondo la coltivazione che vi cresce. Il campo di piselli è una distesa verde puntinata di bianco, il campo di tulipani era una coperta rossa come una Ferrari, le spighe di grano gialle come la pasta che diventeranno.

EDITATO
Tra le colline della Toscana ce n’è una più colorata delle altre. Ogni campo ha la tinta di ciò che cresce al suo interno. Dove ci sono i piselli si vede una distesa verde a pois bianchi, i tulipani sembrano una coperta natalizia e, dove cresce il grano, un bambino vedrebbe solo il colore dell’oro.

Non so se emerge subito la differenza – quella, cioè, che credo essere una differenza necessaria – tra aprire una porta per indicare una direzione, e provare invece a sintonizzare direttamente il lettore su un canale preciso di emozioni.
I concetti principali sono rimasti gli stessi, i colori distinti per coltivazione, per esempio, o le assonanze visive tra la natura e ciò che potrebbe colpire l’immaginazione di un bambino. 
Il punto era tracciare una differenza, dal punto di vista del lettore, tra vedere e sentire: la vedete? 
Anche se non si vuole imporre uno stato emotivo al destinatario del messaggio, senz’altro si vuole che il messaggio arrivi, e nel caso della letteratura per bambini secondo me gli aromi sono importanti quanto i sapori.
Per quanto riguarda i lettori già formati, scrittori affermati e disinvolti affermerebbero che non è compito loro stabilire come deve essere interpretata la loro storia, ma per i lettori bambini la confezione conta come la ricetta, e riconoscono sempre un tentativo maldestro di fargli buttar giù parole che secondo noi dovrebbero conoscere, toni condiscendenti che secondo noi sono quelli che capiscono meglio, periodi ordinari e numerati come il filo di perle grosse della nonna che secondo noi digerirebbero più facilmente… ma pecchiamo di una finta maturità, che in realtà è pigrizia, per non voler rimescolarci un po’ le carte nella testa e provare a tornare in quel bel caos multicolore, suggestivo e simultaneo che era la percezione del mondo di quando eravamo piccoli anche noi.
Oggi la chiamiamo ‘memoria sensoriale’, ma – per farvi un esempio – una volta non servivano sedici righe a farci pensare a una commistione di leggerezza, senso di vacuità, vertigine di possibilità, caldo da scoppiare e brezze di fresco sul sudore lungo una discesa in bicicletta mentre mamma, papà, la scuola e i fratelli maggiori erano solo un sentore lontano delle responsabilità future… una volta bastava la parola “estate”, per sintonizzarci su tutto questo – avete visto che velocità? – che per noi adulti invece oggi riecheggia come un decreto mortale di soldi per ferie obbligate, apnee di sudore cittadine e un generico senso di gioventù perduta. 
Naturalmente è anche una questione del tempo che passa e di un orizzonte percettivo molto differente da quello che potevamo avere una volta, ciononostante libri e romanzi per bambini in gran parte vengono composti dagli adulti, e molti non sono neanche male. 
Scrivere per i bambini è quindi un po’ un esercizio di traduzione, oltre a un viaggio nel tempo – ma senza speranza nella redenzione finale. Alla fine dovremo tornare qui dal nostro correttore di bozze a farci limare la nostra parte di maldestrezza.
Che poi di maldestro, tornando a bomba nel caso del racconto che ho riportato in cima, c’è stata solo qualche punta farraginosa di linguaggio, ma con un poco di editing la pillola va giù. Gli ingredienti di una buona storia per bambini c’erano tutti, infatti, e c’erano anche montagne, eroi, principesse, vermi e calzoncini sporchi…
In sintesi:
per fare i bambini 
(nel senso di mimare)
bisogna essere bambini
(nel senso di ritrovarsi)
perciò non siate bambini
(nel senso di immaturità)
e fate i bambini 
(nel senso di… beh, avete capito).

Old Polaroids film for background,2D art