LA CASA E IL BAMBINO

Da un esercizio di composizione, categoria Young Adult.

Tema: casa abbandonata. 

Matteo prendeva tempo scalciando polvere e terriccio, ora di tacco, ora di punta. Si fermò quando gli venne in mente che sua madre avrebbe fatto storie anche per le scarpe sporche, così adesso aveva due problemi.

Non erano rimasti neanche cinque minuti per rientrare a scuola prima che se ne accorgessero, ma quello era il meno. In quei trecento secondi scarsi doveva anche recuperare il pallone che aveva rubato, quello con la firma indelebile del professore, lo stesso pallone con cui – nel lancio forse più preciso della sua breve storia sportiva – aveva appena rotto la finestra di una casa abbandonata.

L’aspetto paludoso del giardino e polveroso dell’abitazione diceva a Matteo che non c’era da preoccuparsi di un padrone di casa arrabbiato. Ma il panorama intravisto tra i frammenti appena distrutti lo richiamava ad altre preoccupazioni. 

Buio, tende pesanti, oscurità e un bizzarro odore di umido (come poteva esserci umidità in una casa senza vita?) non erano i suoi gusti di gelato preferiti.

Non era razionale, non era da grandi, non era una cosa che avrebbe raccontato, non era come aver rubato il pallone in palestra ed essere sgattaiolato via nell’ora di supplenza per fare due tiri in strada, novella in cui faceva molto più la figura dell’eroe.

Eppure qualcosa alla base del cranio, della peluria del collo, persino sotto le unghie, gli suggerì un senso di allerta, di autodifesa. C’era elettricità nell’aria e, se veniva dalla casa, era un’energia repulsiva

Tutto gli diceva di andarsene, ma il pallone andava preso e riportato, pena grane e figuracce. 

Con questo timore ad abbattere l’altro, seppur di poco, Matteo mise in fila i suoi tredici anni e le sue scarpe impolverate e scavalcò la finestra.